Breve saggio sull’ossessione locale causata dalla previsione (profezia) di un’altra forte scossa di terremoto

Dicono che TU sia incombente, sei nella coscienza dell’Abruzzo Interno. SEI l’unica paura in comune e si aspetta solo il momento. Umana fantasia spinta dal terrore, mistificata,  PUOI diventare realtà distruttiva se non TI fermo. Ora accucciata davanti le porte delle nostre case, ora TI levi, ora VUOI incombere e tenerci afflitti e spaventati. Abbandono il presagio di TE e lo lancio dritto oltre la faglia del Morrone (Appennini abruzzesi). La città Non è pronta, non è ora, è già troppo devastata. Eppure il pensiero si fa grande, si avviluppa tra la gente e fa tremare le mie stanze. Cova tra le crepe silenziose ma spietate dei muri già provati e insonni, fa combutta con le paure, tante! Fa tremare le gambe e le braccia, fa abbassare gli sguardi e annerisce i volti, fa svuotare lo stomaco e morde al torace.

Non è ora Distruzione, spegni sola sola tra queste parole che le voci perse nel tuo cosmo sono strane. Anche se fosse giunto il momento, mica li cambi mica gli abruzzesi ..  proprio nel momento del bisogno loro si fanno coesi. Per carità non metterli alla prova, infondo in cuor mio amo l’Aquila e Sulmona e tu stattene lontana, il più possibile distante.

TI stanno invitando alla mia terra, tra la mia gente, tra le cose mie più care!

Dissuaderti ora è una missione, lo è da quel Venerdì Santo, da quando infima e spietata strusciasti con la breve  processione.

MTrozzi

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